Una ragazza coraggiosa: Malala Yousafzai Nobel per la Pace 2014

Ho letto in questi giorni una notizia su cui ho riflettuto a lungo.
Nel corso della settimana appena trascorsa, sono stati annunciati i vincitori dei premi Nobel 2014. Venerdì 10 ottobre sono stati resi noti i nomi di coloro che si sono distinti in ambito umanitario, vincendo così il premio Nobel per la Pace.
Kailash Satyarthi, di 60 anni, da anni si batte in favore dei diritti dei bambini. È il fondatore dell’associazione Bachpan Bachao Andolan impegnata dal 1980 contro il lavoro minorile, grazie alla quale si stima che circa 80000 bambini siano stati liberati dallo sfruttamento.
Il secondo nome è quello di Malala Yousafzai, una giovanissima pachistana di soli 17 anni, anch’essa impegnata ormai da anni nella lotta per i diritti di bambini e giovani all’istruzione.

Malala è una ragazza coraggiosa come poche: poco più che bambina, a soli 11 anni, ha iniziato a scrivere un blog sul sito della BBC dietro pseudonimo per denunciare le condizioni di vita sotto il dominio dei Talebani, responsabili, tra le altre cose, del divieto imposto alle bambine di andare a scuola. Nella valle di Swat, dove Malala viveva, il controllo talebano è iniziato nel 2007.
Il coraggio di Malala, però, le è quasi costato la vita. Nel 2012, a soli 15 anni, mentre stava salendo su uno scuolabus per tornare a casa è stata raggiunta da alcuni colpi di pistola alla testa e alla spalla, che per poco non le sono stati fatali. È stata curata in Pakistan e successivamente operata d’urgenza a Londra, dove è stata salvata. Oggi Malala vive e studia a Birmingham.
Nel luglio 2013 la ragazza ha tenuto un importante discorso alle Nazioni Unite e lo stesso anno ha inoltre ricevuto il premio Sakharov per la libertà di pensiero (un premio molto importante, assegnato per la prima volta nel 1980 a Nelson Mandela).

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Penso che dovremmo tutti riflettere su cosa significa il premio assegnato a Malala. Con il suo attivismo, la giovane pachistana lotta costantemente per l’affermazione dei diritti dei bambini e delle bambine all’istruzione. Senza istruzione, senza conoscenza, non si può aspirare ad un futuro migliore. Quello che per noi, nel mondo occidentale, è normalità, per altri ragazzi e bambini è un sogno, un miraggio impossibile da inseguire. Malala ha raccontato che per evitare di essere rapite o sfregiate con l’acido, lei ed altre ragazzine dovevano andare a scuola senza divisa, con abiti normali, e con i libri nascosti sotto il velo per non attirare l’attenzione. In un’età in cui per noi andare a scuola è quasi una punizione, ragazzine come Malala combattono quotidianamente per il proprio diritto a istruirsi e ad acquisire una formazione completa, avendo a che fare con la paura indicibile di perdere la vita o di essere sfigurate o torturate.

Una ragazza come Malala dovrebbe essere d’esempio per tutti noi, quando ci lamentiamo di ogni sciocchezza come se fosse la fine del mondo, quando non apprezziamo i privilegi che ci sono concessi solo perché abbiamo l’immensa fortuna di vivere nella parte libera del mondo. Siamo stati privati di tanto in questi anni, ma possiamo uscire di casa senza rischiare la vita, possiamo dichiarare ciò che pensiamo senza subire minacce. Possiamo informarci su ciò che ci interessa, possiamo studiare e conoscere. È tanto, tantissimo, e tutti dovremmo dare alla nostra libertà il valore immenso che merita.

Mi auguro dal profondo del cuore che questo premio sia un modo per far sì che la battaglia di Malala possa raggiungere traguardi importanti.

 

Sull'autore

Federica

Parole & Make up è quello che sono.

Parlo troppo e scrivo quando sono stanca di parlare.

2 Commenti

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  • La vita è strana.
    Noi pensiamo di essere il centro del mondo, viviamo esistenze agiate senza combattere più per nulla, come se ogni cosa fosse scontata. E questo ci porta, stranamente, a non reagire agli abusi quando questi diritti vengono calpestati.

    A poca distanza da noi si consuma una battaglia silenziosa di cui noi non sappiamo nulla, nell’agiatezza delle nostre esistenze. Malala ha avuto coraggio ed è riuscita a sopravvivere. Quante piccole Malala ci sono da quelle parti che, invece, non hanno avuto lo stesso coraggio o non sono sopravvissute oppure sono state messe a tacere?
    Cosa facciamo noi per quelle piccole eroine?

    Il Nobel ha acceso un faro, adoro il fatto che tu abbia voluto accendere una luce con questo post.
    Applaudire e poi cambiare canale, infatti, non è la cosa giusta.

    Grazie per questo post, ancora, l’ho letto con immenso piacere Fede.

    • Grazie di cuore del commento, Lucia! 🙂

      E’ esattamente quello che penso anche io. Le parole sono importanti, e spero in questo caso di averle usate per veicolare un messaggio altrettanto importante.

      Ti abbraccio!

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